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Il caveau della ragazza che ero.

Il caveau della ragazza che ero

Mentre sistemavo alcune cose, mi sono ritrovata tra le mani uno dei miei diari, quelli con il lucchetto perché nessuno potesse leggere. Una specie di caveau segreto di quello che eravamo.

Lì dentro scrivevo tutto: quello che succedeva durante la giornata, le emozioni, le contraddizioni, i sogni e i primi battiti del cuore, quando ancora non sapevi bene come chiamarli.

Rileggerlo è stato come rincontrare la ragazzina che ero e che, piano piano, diventava donna. Ci sono pagine che mi fanno sorridere, altre ridere e altre ancora arrossire: pensieri maliziosi, prime scoperte dell’intimità e cose che non avrei confessato a nessuno.

E poi gli adesivi, i disegnini, le foto dei cantanti che ci facevano sognare e quelle foto di gruppo in cui, immancabilmente, attirava la nostra attenzione proprio quella persona. Magari la cerchiavi pure, per non lasciare dubbi su chi ti facesse battere il cuore!

C’erano anche i versi delle canzoni che ascoltavamo mille e mille volte, perché sembravano raccontare proprio quello che sentivamo. Li trascrivevamo sulle pagine del diario, magari dedicandoli in segreto a qualcuno, a uno sguardo o a quell’attimo che ci aveva fatto tremare il cuore.

E naturalmente i grandi drammi: l’apparecchio ai denti, l’acne, i peli sulle gambe che sembravano un problema insormontabile. E le amiche che parevano sempre perfette, mentre tu ti sentivi tutto fuorché speciale. Così scrivevo: «Ti prego, aiutami, perché non sono come…» oppure «Fa’ che riesca a superare l’interrogazione!».

Quel diario era una cronologia di drammi e felicità, sogni, illusioni e disillusioni. Un amico silenzioso che non giudicava e custodiva ogni segreto senza tradirti.

Rileggendolo, mi sono accorta della mia grafia piccolissima e fitta: ho dovuto mettere gli occhiali per decifrarla. Un tempo avevo una vista d’aquila! Ho ripensato ai sogni di allora, alcuni realizzati, altri rimasti indietro, e mi è persino venuta voglia di modificare qualche pagina con gli occhi della donna che sono diventata.

Ma quelle parole erano lì, intatte, a ricordarmi chi ero. E mi sono emozionata, perché rileggendole ho ritrovato emozioni che forse oggi non mi appartengono più, ma che mi fanno capire quanto siano state importanti per la ragazza che ero e per la donna che sono diventata.

Questa lettura mi ha lasciato una maggiore tenerezza verso le giovani ragazze che stanno attraversando, con tutta la loro tormenta, l’adolescenza, cercando di capire chi sono e chi vorrebbero diventare.

Mi auguro che possano essere forti, anche più di quanto lo sia stata io; che non finiscano per uniformarsi troppo alle aspettative degli altri, mettendo da parte una parte di sé. Che imparino a conoscersi e a custodire la propria unicità, senza rinunciare troppo a se stesse per sentirsi accettate.

E allora, quando sento dire che i giovani sono già persi, mi domando se noi adulti non dimentichiamo troppo facilmente chi siamo state. Anche noi abbiamo avuto paure, insicurezze e desideri che ci sembravano enormi.

Forse, prima di giudicare le ragazze di oggi, dovremmo ogni tanto riaprire il diario di quelle che siamo state.

E voi, avete mai avuto un diario segreto?

🌹