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Le note fragranti dell’anima.
Cita da Onda su 30 Ottobre 2026, 17:36Le note fragranti dell’anima.
L'avvicinarsi dei giorni dedicati a Ognissanti e alla commemorazione dei nostri cari mi ha portata a pensare a chi non c'è più, alle tracce che ha lasciato in noi e a tutto ciò che continua a vivere nella nostra memoria. Ma anche a noi che siamo ancora qui, con la nostra musica da suonare, le nostre fragranze da diffondere e la vita che continua a scorrere dentro di noi.
Ci sono persone che, come le fragranze più preziose, si rivelano solo poco alla volta. Hanno note di testa, quelle che tutti possono avvertire, legate alla superficie e ai giorni qualunque; note di cuore, più intime, che si rivelano a chi sa avvicinarsi; e note di fondo, profonde e persistenti, che sembrano affidarsi soltanto a chi sa raggiungere le corde più nascoste dell'anima.
È la musica della nostra esistenza. C'è un'armonia che suoniamo per affrontare il mondo, fatta di toni decisi, a volte spigolosi: è la melodia della quotidianità, quella che alza il volume per farsi spazio tra i doveri e gli incontri occasionali. Sono le nostre note di testa, il primo accordo che offriamo a chi incrocia il nostro cammino.
Poi c'è una musica diversa, che riserviamo a chi amiamo. Qui i toni pesanti si attenuano e la melodia si fa tenera, libera di jazzare, di tentare nuove armonie e lasciarsi andare a piccole improvvisazioni. In questo spazio protetto possiamo permetterci di sbagliare una nota, scoprendo suoni che non sapevamo nemmeno di poter produrre. Sono le note di cuore, quelle che danno alla nostra musica un carattere più intimo e autentico.
E infine esiste un canto ancora più intimo, che affidiamo solo a chi sa toccare le corde più profonde dell'anima. Qui le note si fanno ardenti e tremanti, timide e sensuali, leggere come un soffio. Una musica che non sempre trova le parole per raccontarsi, ma che il corpo e il respiro sanno esprimere meglio di qualsiasi discorso. Sono le nostre note di fondo, quelle che si posano in profondità e continuano a lasciare la loro scia.
Talvolta la nota capace di rendere unica una fragranza si nasconde in un fiore piccolo, insignificante agli occhi di chi passa frettoloso. O forse in una nota che il musicista aveva dimenticato, ritenendola inutile. Poi qualcuno la sfiora, la fa vibrare, e quel recondito accordo rivela una bellezza che nessuno avrebbe immaginato.
Quante volte giudichiamo una persona da ciò che appare, senza concederci il tempo di ascoltarla davvero? Non è necessario che tutti ci piacciano, né che ogni musica trovi accordo in ogni orecchio. Ma a volte basta fermarsi un momento, lasciare spazio alla curiosità e all'ascolto, per scoprire una nota che non avremmo mai immaginato di poter amare.
Perché alcune note hanno bisogno di tempo, di silenzio e di un orecchio disposto ad ascoltare.
Anche la passione ha bisogno di grazia, una grazia che si colora di fuoco dando alla passione il giusto colore.
La grazia è l'elemento invisibile che unisce le differenze, permettendo alle note di trovare il proprio spazio. E quando incontra la passione, non la spegne: le dà luce, misura e libertà. Un fuoco che può essere impetuoso e tenero, sensuale e delicato, libero eppure elegante. La grazia dà alla passione la possibilità di risplendere senza consumare ciò che le sta intorno. Quando il desiderio si intreccia alla cura della fragranza altrui, nasce un'armonia che si incide sulla pelle e nella memoria.
Ma arriva il momento in cui uno strumento smette di suonare. Le mani si fermano, le corde diventano immobili e il corpo sembra non poter più diffondere la propria fragranza. La musica si fa quasi impercettibile, e noi restiamo davanti a quel silenzio con tutte le emozioni che la perdita porta con sé.
Eppure, proprio in quel momento, l'anima compie il miracolo: si erge in tutta la sua maestosità. Ciò che quella persona ha donato non svanisce nel nulla. La sua musica continua a risuonare nel mondo intorno a noi e dentro di noi, trasformandosi in emozione, in memoria, in una presenza che talvolta riaffiora quando meno ce lo aspettiamo.
C'è un silenzio che chiede di essere attraversato con rispetto, quel silenzio dove il sacro si manifesta e chiede capo chino e occhi umidi, ma cuore sereno e forza di andare avanti nel mondo, nella vita.
In quel momento possiamo lasciare che il dolore abbia il suo spazio, senza doverlo nascondere o spiegare. Poi, piano piano, possiamo sollevare il capo e tornare a guardare il mondo. Perché nel silenzio non ci sono soltanto l'assenza e la mancanza: ci sono anche le fragranze e le melodie che ci sono state donate.
Riaffiora la carezza di una madre, e quasi possiamo sentirne ancora il calore sulla pelle. Il suo strumento non suona più per il mondo, eppure continua a suonare per noi, ogni volta che quel gesto ritorna alla memoria e ci avvolge nella sua tenerezza.
Risuonano i passi decisi, ma delicati, di un padre, quelli che davano sicurezza e facevano sentire che c'era qualcuno su cui poter contare. Torna la risata squillante di un'amica, capace di riempire una stanza e di contagiare chi le stava accanto. E ritornano gli abbracci, quelli in cui i battiti dei cuori suonavano una musica bellissima, persino nei momenti in cui le lacrime scendevano e non servivano parole.
Sono ricordi che possono farci inumidire gli occhi, ma che sanno anche farci sorridere. Perché dentro una carezza ritrovata, una risata che torna a risuonare e un abbraccio custodito nel cuore c'è ancora la gioia di ciò che abbiamo vissuto. Non cancellano la mancanza, ma ci ricordano che quella musica è stata nostra e che, in qualche modo, continua ad accompagnarci.
Forse è proprio questa la bellezza della scia che lasciamo: non tutto ciò che termina scompare, e non tutto ciò che resta deve essere soltanto dolore. Ci sono fragranze che ritornano all'improvviso, melodie che ci sorprendono mentre attraversiamo una giornata qualunque, gesti che ci fanno sentire ancora vicini a chi abbiamo amato.
E mentre custodiamo la musica di chi non c'è più, dobbiamo ricordare anche noi stessi. Siamo ancora qui, siamo strumenti vivi, con corde che possono vibrare, note che devono ancora essere scoperte e fragranze che non abbiamo ancora diffuso. La vita, anche con le sue contraddizioni e le sue fatiche, continua a scorrere dentro di noi. E c'è ancora spazio per la tenerezza, per la passione, per una risata improvvisa e per quelle piccole improvvisazioni che rendono unica la nostra musica.
Forse è proprio questa l'eleganza dell'anima: non nascondere la propria musica, non rinunciare al proprio fuoco, ma trovare la grazia di raggiungere gli altri senza imporsi, lasciando una scia persistente anche quando il suono si è ormai spento.
In questo giardino chiamato mondo, io vorrei continuare a cercare le note fragranti che rendono unica ogni anima. Con la curiosità di chi vuole ancora ascoltare, con il desiderio di lasciarsi sorprendere e con la grazia di chi sa che anche la nota più piccola, se incontra quella giusta, può cambiare tutta la musica.
E curare ogni silenzio.
E con questo infinito abbraccio, profumato di care melodie, ricordo chi non c'è più e ricordo a me stessa di continuare a vivere.
🌹
Le note fragranti dell’anima.
L'avvicinarsi dei giorni dedicati a Ognissanti e alla commemorazione dei nostri cari mi ha portata a pensare a chi non c'è più, alle tracce che ha lasciato in noi e a tutto ciò che continua a vivere nella nostra memoria. Ma anche a noi che siamo ancora qui, con la nostra musica da suonare, le nostre fragranze da diffondere e la vita che continua a scorrere dentro di noi.
Ci sono persone che, come le fragranze più preziose, si rivelano solo poco alla volta. Hanno note di testa, quelle che tutti possono avvertire, legate alla superficie e ai giorni qualunque; note di cuore, più intime, che si rivelano a chi sa avvicinarsi; e note di fondo, profonde e persistenti, che sembrano affidarsi soltanto a chi sa raggiungere le corde più nascoste dell'anima.
È la musica della nostra esistenza. C'è un'armonia che suoniamo per affrontare il mondo, fatta di toni decisi, a volte spigolosi: è la melodia della quotidianità, quella che alza il volume per farsi spazio tra i doveri e gli incontri occasionali. Sono le nostre note di testa, il primo accordo che offriamo a chi incrocia il nostro cammino.
Poi c'è una musica diversa, che riserviamo a chi amiamo. Qui i toni pesanti si attenuano e la melodia si fa tenera, libera di jazzare, di tentare nuove armonie e lasciarsi andare a piccole improvvisazioni. In questo spazio protetto possiamo permetterci di sbagliare una nota, scoprendo suoni che non sapevamo nemmeno di poter produrre. Sono le note di cuore, quelle che danno alla nostra musica un carattere più intimo e autentico.
E infine esiste un canto ancora più intimo, che affidiamo solo a chi sa toccare le corde più profonde dell'anima. Qui le note si fanno ardenti e tremanti, timide e sensuali, leggere come un soffio. Una musica che non sempre trova le parole per raccontarsi, ma che il corpo e il respiro sanno esprimere meglio di qualsiasi discorso. Sono le nostre note di fondo, quelle che si posano in profondità e continuano a lasciare la loro scia.
Talvolta la nota capace di rendere unica una fragranza si nasconde in un fiore piccolo, insignificante agli occhi di chi passa frettoloso. O forse in una nota che il musicista aveva dimenticato, ritenendola inutile. Poi qualcuno la sfiora, la fa vibrare, e quel recondito accordo rivela una bellezza che nessuno avrebbe immaginato.
Quante volte giudichiamo una persona da ciò che appare, senza concederci il tempo di ascoltarla davvero? Non è necessario che tutti ci piacciano, né che ogni musica trovi accordo in ogni orecchio. Ma a volte basta fermarsi un momento, lasciare spazio alla curiosità e all'ascolto, per scoprire una nota che non avremmo mai immaginato di poter amare.
Perché alcune note hanno bisogno di tempo, di silenzio e di un orecchio disposto ad ascoltare.
Anche la passione ha bisogno di grazia, una grazia che si colora di fuoco dando alla passione il giusto colore.
La grazia è l'elemento invisibile che unisce le differenze, permettendo alle note di trovare il proprio spazio. E quando incontra la passione, non la spegne: le dà luce, misura e libertà. Un fuoco che può essere impetuoso e tenero, sensuale e delicato, libero eppure elegante. La grazia dà alla passione la possibilità di risplendere senza consumare ciò che le sta intorno. Quando il desiderio si intreccia alla cura della fragranza altrui, nasce un'armonia che si incide sulla pelle e nella memoria.
Ma arriva il momento in cui uno strumento smette di suonare. Le mani si fermano, le corde diventano immobili e il corpo sembra non poter più diffondere la propria fragranza. La musica si fa quasi impercettibile, e noi restiamo davanti a quel silenzio con tutte le emozioni che la perdita porta con sé.
Eppure, proprio in quel momento, l'anima compie il miracolo: si erge in tutta la sua maestosità. Ciò che quella persona ha donato non svanisce nel nulla. La sua musica continua a risuonare nel mondo intorno a noi e dentro di noi, trasformandosi in emozione, in memoria, in una presenza che talvolta riaffiora quando meno ce lo aspettiamo.
C'è un silenzio che chiede di essere attraversato con rispetto, quel silenzio dove il sacro si manifesta e chiede capo chino e occhi umidi, ma cuore sereno e forza di andare avanti nel mondo, nella vita.
In quel momento possiamo lasciare che il dolore abbia il suo spazio, senza doverlo nascondere o spiegare. Poi, piano piano, possiamo sollevare il capo e tornare a guardare il mondo. Perché nel silenzio non ci sono soltanto l'assenza e la mancanza: ci sono anche le fragranze e le melodie che ci sono state donate.
Riaffiora la carezza di una madre, e quasi possiamo sentirne ancora il calore sulla pelle. Il suo strumento non suona più per il mondo, eppure continua a suonare per noi, ogni volta che quel gesto ritorna alla memoria e ci avvolge nella sua tenerezza.
Risuonano i passi decisi, ma delicati, di un padre, quelli che davano sicurezza e facevano sentire che c'era qualcuno su cui poter contare. Torna la risata squillante di un'amica, capace di riempire una stanza e di contagiare chi le stava accanto. E ritornano gli abbracci, quelli in cui i battiti dei cuori suonavano una musica bellissima, persino nei momenti in cui le lacrime scendevano e non servivano parole.
Sono ricordi che possono farci inumidire gli occhi, ma che sanno anche farci sorridere. Perché dentro una carezza ritrovata, una risata che torna a risuonare e un abbraccio custodito nel cuore c'è ancora la gioia di ciò che abbiamo vissuto. Non cancellano la mancanza, ma ci ricordano che quella musica è stata nostra e che, in qualche modo, continua ad accompagnarci.
Forse è proprio questa la bellezza della scia che lasciamo: non tutto ciò che termina scompare, e non tutto ciò che resta deve essere soltanto dolore. Ci sono fragranze che ritornano all'improvviso, melodie che ci sorprendono mentre attraversiamo una giornata qualunque, gesti che ci fanno sentire ancora vicini a chi abbiamo amato.
E mentre custodiamo la musica di chi non c'è più, dobbiamo ricordare anche noi stessi. Siamo ancora qui, siamo strumenti vivi, con corde che possono vibrare, note che devono ancora essere scoperte e fragranze che non abbiamo ancora diffuso. La vita, anche con le sue contraddizioni e le sue fatiche, continua a scorrere dentro di noi. E c'è ancora spazio per la tenerezza, per la passione, per una risata improvvisa e per quelle piccole improvvisazioni che rendono unica la nostra musica.
Forse è proprio questa l'eleganza dell'anima: non nascondere la propria musica, non rinunciare al proprio fuoco, ma trovare la grazia di raggiungere gli altri senza imporsi, lasciando una scia persistente anche quando il suono si è ormai spento.
In questo giardino chiamato mondo, io vorrei continuare a cercare le note fragranti che rendono unica ogni anima. Con la curiosità di chi vuole ancora ascoltare, con il desiderio di lasciarsi sorprendere e con la grazia di chi sa che anche la nota più piccola, se incontra quella giusta, può cambiare tutta la musica.
E curare ogni silenzio.
E con questo infinito abbraccio, profumato di care melodie, ricordo chi non c'è più e ricordo a me stessa di continuare a vivere.
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